LA RELAZIONE DELL’ASSISTENTE DELLA LEGA CONSUMATORI MONS. GIOVANNI BALCONI SULLA CARITAS IN VERITATE ALLA ASSEMBLEA QUADRI DELLA LEGA CONSUMATORI 3 MARZO 2011


Credo che si sia aperta una stagione particolarmente propizia e favorevole per la LC. Quanto si è seminato a livello di opinione pubblica a proposito di


mentalità, costumi, sensibilità, formazione incomincia a dare frutto.


 Gli ideali sono necessari?


 Ci si sta accorgendo che l’assetto politico non può fare a meno di certi ideali, e sono esattamente gli ideali caldeggiati dalla LC, un tempo ritenuti nobili, elevati, ma non indispensabili. La politica, considerata solo sotto il profilo efficientistico e utilitaristico, ha mostrato la propria insufficienza. La sensazione che oggi si respira è quella di una atmosfera di affanno. Si fanno molte diagnosi ma non si trovano rimedi adeguati.


Forse al di sotto di tutto è crollata una visione del mondo, è venuta meno una concezione della vita, si è evidenziata la crisi morale che era finora latente e che sta esplodendo in tutta la sua virulenza.


Si è fatto consistere la morale con le regole del gioco, con la deontologia, con la fiducia illuministica-liberistica secondo la quale l’uomo lasciato a sé, alla sua ragione, sa trovare rimedi adatti a raddrizzare la situazione e a creare un futuro diverso.


Mai come adesso si parla di etica: etica dell’impresa, del lavoro, dell’economia, della finanza, della sanità…, ma non si ha il coraggio di mettere in discussione l’intero quadro e di parlare di etica sic et simpliciter. A furia di muoverci unicamente nel solco della ragione critica e accecati da essa, non si è capito che qualcosa si sgretolava dall’interno.                    Nel frattempo però la gente ha acquisito alcune consapevolezze. Nel silenzio in cui sono state costrette le persone hanno preso sempre di più coscienza di certi fenomeni. E’ un po’ quello che si nota nei campi in codesta stagione; il frumento spunta fuori; le pianticelle verdeggianti sono ancora informi; ma il frumento c’è e lo si vede.


Vi sono dei fili che sembrano esilissimi e che hanno invece una incredibile consistenza, resistenza, forza e impediscono al tessuto di sfilacciarsi.


Il lavoro che la LC ha compiuto ha tenuto viva la fiducia e la speranza, ha fatto sì che la gente continuasse a credere nel valore della dignità umana.


Mi piace rispolverare un filosofo di cui si sono perse un po’ le tracce e che invece ha qualcosa da suggerire per il nostro tempo, Nikolaj Berdiaev. Egli era dell’avviso che si dovrebbe ripartire dallo Spirito della storia, vale a dire dall’apporto spirituale che l’uomo può offrire  al moderno   oggettivismo e scientismo. “Le brusche svolte, scrive ne “Il senso della storia”, hanno sempre predisposto a meditare sulla filosofia della storia. Ne sarebbero una esemplificazione, a suo modo di vedere, Agostino e i profeti dell’ AT. Il mondo non è terminato con il 7° giorno; esso troverà il suo completamento alla fine dell’8° giorno. L’uomo è chiamato a collaborarvi a rischio della sua libertà. Tale appello rappresenta per lui una specie di imperativo categorico, che lo impegna a mettere fine al vecchio mondo e a cominciare il nuovo. E’ importante, secondo Berdiaev, “ritornare ai segreti intimi della vita storica, al suo significato interiore, all’anima della storia”. Il cristianesimo ha rimesso in piedi l’uomo, gli restituì la libertà spirituale e lo rese “soggetto liberamente agente”. Berdiaev azzarda una previsione circa il futuro. “La società capitalistica è una società anarchica in cui la vita si definisce esclusivamente come un gioco di interessi particolari. Non vi è nulla di più contrario allo spirito cristiano. L’opera capitalistica coincide con il declino del cristianesimo e con l’affievolimento della sua spiritualità.


 Fedeltà alla matrice cristiana


Nel testo di Berdiaev voi trovate molti echi del Vangelo e ciò ci richiama alla fedeltà alla ispirazione e alle radici del nostro movimento.


Il consumerismo si trova in una zona di confine tra la razionalità, l’emozione, l’immaginazione creativa.


Ecco perché la LC può avere un ruolo importante e una parola da spendere, soprattutto se pensiamo alla sua specificità, quella di essere a servizio della famiglia.


Per la prima volta in una enciclica sociale ( n 66) si tratta dei consumatori e delle loro associazioni e se ne riconosce la pregnanza politica. Spero che pertanto non ci sia più nessuno, nelle nostre file e tra i pastori della Chiesa, che ti chiedano stupiti: che cosa fa la LC? A che cosa serve? E’ unicamente per portare avanti una determinata protesta?


Va accolta però la sollecitazione del Papa che vede nella LC un propellente educativo e un laboratorio culturale per un diverso modo di consumare, produrre, acquistare, vivere.


Sappiamo tutti che i dati relativi alla famiglia sono preoccupanti: separazioni, divorzi (più o meno brevi), convivenze, incomprensioni, innalzamento dell’età dei nubendi, affanno educativo, penalizzazione per le mamme che ritornano al lavoro dopo la maternità… Prima di trovare soluzioni giuridiche e politiche occorre un dibattito pubblico schietto e sincero, capace di mettere in evidenza le varie sfaccettature del problema. Forse si incomincia a prendere seriamente in considerazione la questione del quoziente familiare. E’ giusto però che lo si demandi alle regioni? Non riguarda l’intera cittadinanza italiana?


Le scelte vengono fatte nell’alveo dell’economia, del consumo, del profitto, ma vanno sempre sottese alla libertà, alla riflessione, alla ponderatezza, allo sviluppo integrale della persona.


Il Papa richiama insistentemente la nostra responsabilità nella costruzione della civiltà dell’amore, della carità, del dono, in definitiva, di un ideale che smuova e dinamicizzi la giustizia e la inserisca in una cornice e in un contesto più ampio.


Forse varrebbe la pena di dare fiato a una voce risuonata durante il recente Sinodo Africano dell’ottobre scorso. Qualcuno ha distinto tra materie prime e materie grigie. Le materie prime sono le risorse economiche; le materie grigie concernono i valori, quali la reciproca comprensione, la relazionalità, il rispetto delle differenze, la comunionalità, tutti antidoti contro la colonizzazione e lo svilimento dell’umanesimo.


Come LC di ispirazione cristiana possiamo e dobbiamo rendere più visibile, più presente, più desiderabile il Vangelo.


La fede ha una consistenza civile e sociale.


Uno dei punti da chiarire a riguardo della famiglia è quello inerente al ruolo della donna nella società e nella famiglia. Vi sono ancora molte ingiustizie nei suoi confronti da superare.


Così pure, vorrei che ripensaste a ciò che in altre occasioni ho sottolineato a proposito di quanto i cattolici hanno realizzato nel passato, perché diventi un modello a cui rifarsi e un incentivo per continuare nella loro linea e con il loro spirito. Mi permetto di richiamare la vostra attenzione su ciò che è stato fatto in passato dal movimento femminista cattolico, dalla Coari, dal CIF, da Armida Barelli… Nel 68 era alquanto vivace il dibattito sul ruolo della donna nella famiglia in rapporto al lavoro. Il compito di una mamma ha o no valenza sociale? Quando una mamma deve incontrarsi con gli insegnanti del figlio o condurre il figlio alla vaccinazione obbligatoria ha il diritto di assentarsi dal lavoro?


 La dimensione culturale della Caritas in Veritate


 Mi pare che ci troviamo in un tempo nel quale dovremmo ricuperare la dimensione culturale insita nelle diverse problematiche. Per questo mi interrogo sulla visione culturale dell’Enciclica Caritas in Veritate. Una Enciclica è passibile di una pluralità di letture. Qual è la cultura soggiacente a quella di Benedetto XVI? E, di conseguenza, qual è la visione culturale che essa introietta in noi?


Mi introduco con una constatazione, penso, semplice e scontata. Ogni Pontefice ha alle spalle una propria esperienza culturale, feologica, spirituale.


E’ normale: no? Ciò non vale anche per noi?!


Ho la sensazione che su Benedetto XVI molto abbia influito l’idealismo tedesco, in particolare la filosofia di Hegel, interpretata nel contesto del pensiero cristiano. Il mondo e la realtà sono sviluppo dell’idea e perciò portano i caratteri della ragione. Ecco perché nel Papa ricorre spesso il richiamo al Logos, alla ragione: tutto è razionale.


Al  n 4 il Papa precisa: “La verità è logos che crea dia-logos e quindi comunicazione e comunione. La verità, facendo uscire gli uomini dalle opinioni e dalle sensazioni soggettive, consente loro di portarsi al di là delle determinazioni culturali e storiche e di incontrarsi nella valutazione del valore e della sostanza delle cose”.


L’andamento dell’ Enciclica ricalca lo schema della filosofia hegeliana; procede per distinzione e sintesi.


Al n. 30 cita nientemeno che una espressione tipica di Hegel. “Il fare è cieco senza il sapere e il sapere è sterile senza l’amore”. La frase precisa di Hegel era: la storia è cieca senza l’idea e l’idea è sterile senza la storia. Per Benedetto XVI la storia è costituita dall’insieme delle opere umane. La storia è cieca senza la ragione, dalla quale essa desume il suo significato. D’altra parte la ragione che non si confronta con la storia (cioè con l’agire dell’uomo) e non ne tiene conto è sterile, non dice nulla, non assolve il suo compito, è una ragione che si muove a vuoto, è come una macina da mulino che non ha frumento da macinare.


Il sapere per Ratzinger non è astratto; la cultura per lui è un modo di essere, è una mentalità che sta al fondo dell’agire e del decidere.


Etsi Deus daretur


 C’è poi una seconda constatazione, una prospettiva, una specie di binario su cui il Papa fa scorrere la sua riflessione e le sue proposte.


E’ un principio fondamentale del suo Magistero; è un principio che anima pure la sua Enciclica sociale, il principio etsi Deus daretur. Dio c’è; alla sua luce pertanto va riletta la realtà, tutta la realtà, ogni realtà.


Il Papa non viene minimamente toccato dal dubbio cartesiano: e se Dio non esistesse? Piuttosto egli si muove nella linea con cui l’abbé Huvelin invitava il giovane ufficiale Charles de Foucauld a incominciare a mettere in conto l’esistenza di Dio. Etsi Deus daretur è, secondo il Papa, l’orizzonte nel quale devi e dovresti muoverti. La domanda sulla quale egli si interroga prima di addentrarsi in un argomento riguarda la verità insita in esso. Ad esempio:


qual è la verità della famiglia?


                     della società?


                     della Chiesa?


                     dell’amore?


                     dello sviluppo?…


Egli rovescia la prospettiva del giusnaturalismo classico di Grozio e la mentalità delle scienze moderne. Per il giusnaturalismo (oggi lo si chiama solitamente contrattualismo o positivismo giuridico) ciò che conta è attenersi alla inviolabilità dei patti che i membri della società hanno sripulato e sottoscritto (le cosiddette regole). Di conseguenza, la legislazione non ha bisogno di Dio; si muove e opera etsi Deus non daretur; è sufficiente a se stessa; ha un principio immanente che è costituito dalla fedeltà ai patti e alle regole.


Anche le scienze moderne si muovono e operano etsi Deus non daretur. Basta ricordare Einstein; come uomo credo; come scienziato non ho bisogno di credere. Secondo Wittgenstein, dopo che tu hai risolto tutti i problemi della scienza non hai ancora minimamente sfiorato il problema dell’uomo e di Dio.


Dio non è necessario per la scienza ( ricordate Monod), è una ipotesi inutile. La scienza procede sulla base dei propri criteri epistemologici.


Vi viene certamente in mente la terribile pagina in cui Nietzsche proclama la morte di Dio. Egli sceglie tutto un apparato paraliturgico. Si presenta al mercato in peno giorno con una candela accesa in mano. Attira così l’attenzione di tutti e grida: vi annuncio un messaggio sconvolgente, quello della morte di Dio. Ciò che vale per lui è il superuomo, è l’individuo che con la sua forza, con la sua volontà, alla luce della sua ragione ( e quindi senza la religione, la rivelazione, la dottrina della natura umana) realizza i suoi valori e la sua morale.


Si potrebbe parlare di Freud e delle correnti psicologiche, secondo cui la credenza in Dio è superstizione, alterazione psichica, o rimasuglio di una superstizione di altri tempi.


In forza di quali criteri si definisce la validità delle affermazioni scientifiche? Lo scienziato pensa di dover fare a meno dell’etica e della morale; per lui, ciò che la tecnologia moderna ritiene possibile diventa lecito. La possibilità equivale a liceità.


n. 70 b


„Lo sviluppo tecnologico può indurre l’idea dell’autosufficienza della tecnica stessa quando l’uomo, interrogandosi solo sul come, non considera i tanti perché dai quali è spinto ad agire. E’ per questo che la tecnica assume un volto ambiguo, Nata dalla creatività umana quale strumento della libertà della persona, essa può essere intesa come elemento di libertà assoluta, quella libertà che vuole prescindere dai limiti che le cose portano in sé…Questa visione rende oggi così forte la mentalità tecnologica da far coincidere il vero con il fattibile”.


n. 71 b


“Quando prevale l’assolutizzazione della tecnica si realizza una confusione tra fini e mezzi, l’imprenditore considererà come unico criterio di azione il massimo profitto della produzione; il politico, il consolidamento del potere; lo scienziato, il risultato delle sue scoperte. Accade così che sotto la rete dei rapporti economici, finanziari o politici permangono incomprensioni, disagi e ingiustizie…”


Secondo il Papa esistono dei diritti e pertanto dei doveri non negoziabili, perché fondati sulla natura e sul diritto naturale e in quanto tali non sono oggetto, e non possono esserlo, di interscambio contrattuale. Al n 27 li definisce”bisogni primari”.


Il Papa è convinto che i grossi problemi di oggi sono di tipo culturale; vanno affrontati con una nuova mentalità. La cultura non si riduce allo sfizio di alcuni intellettuali; non è una operazione cerebrale. La cultura è la formazione di una nuova sensibilità, per la costituzione della quale offre un suo preciso apporto. La fede infatti è un modo di vedere e di giudicare le cose. Si tratta di ridare alla fede una dimensione culturale e sociale, così che diventi il criterio di giudizio e riprenda a incidere sulla cultura e sulle responsabilità sociali. 


n 56 a


“La religione cristiana e le altre religioni possono dare il loro apporto allo sviluppo solo se Dio trova posto anche nella sfera pubblica, con specifico riferimento alle dimensioni culturale, sociale, economico e, in particolare, politica. La dottrina sociale della Chiesa è nata per rivendicare questo statuto di cittadinanza della religione cristiana”


 La carità, sintesi dei diversi aspetti


 Il pensiero hegeliano procede per distinzioni e sintesi, per pluralità di problematiche e per convergenza. Qual è la sintesi? Qual è la convergenza? Il Papa la scopre nella carità


n 2 “La carità è la via maestra della dottrina sociale della Chiesa. Ogni responsabilità e impegno delineati da tale dottrina sono attinti alla carità, che secondo l’insegnamento di Gesù è la sintesi di tutta la Legge. Essa dà vera sostanza alla relazione personale con Dio e con il prossimo”


Il Papa capovolge l’espressione di S. Paolo. Nella lettera agli Efesini 4,15 Paolo parla di veritas in caritate. Benedetto XVI parla di caritas in veritate. Non vorrebbe che si sottovalutasse né l’una né l’altra. La carità è fondamentale per l’agire umano in tutti gli ambiti in cui si dispiega, sia esso sociale, sia esso giuridico, culturale, politico, economico.


n 3° “Solo nella verità la carità risplende e può essere autenticamente vissuta, La verità è luce che dà senso e valore alla carità. Questa luce è, a un tempo, quella della ragione e della fede, attraverso cui l’intelligenza perviene alla verità naturale e soprnannaturale della caità: ne coglie il significato di donazione, di accoglienza e di comunione”.


Secondo il Papa bisogna salvaguardare la carità da quella patina di sentimentalismo superficiale, che la riduce a buonismo, svuotandola così del suo vero significato e della sua autentica forza propulsiva.


La carità è dinamica, rivoluzionaria, critica; mette in discussione; non si ferma a scostare le tendine della finestra per curiosare, senza farsi scorgere, su quanto avviene in strada. La carità scende in strada e si impegna a intervenire e a cambiare le cose e le situazioni e a costruire la società dell’Amore.


La carità dà un respiro e un’anima all’impegno sociale, politico, economico. Per tre volte ricorre tale espressione.


n 11b “L’autentico sviluppo dell’uomo riguarda unitariamente la totalità della persona in ogni sua dimensione, Senza la prospettiva di una vita eterna, il progresso umano in questo mondo rimane privo di respiro. Chiuso dentro la storia, esso è esposto al rischio di ridursi al solo incremento dell’avere; l’umanità perde così il coraggio di essere disponibile per i beni più alti, per le grandi e disinteressate iniziative sollecitate dalla carità universale”.


Al n 11c il Papa scrive: “Senza Dio lo sviluppo o viene negato o viene affidato unicamente alle mani dell’uomo, che cade nella presunzione dell’auto-salvezza e finisce per promuovere uno sviluppo disumanizzzato” 


Com’è la cultura di oggi?


Al n 26b il Papa parla di “eclettismo” assunto spesso acriticamente, per cui “le culture vengono semplicemente accostate e considerate come sostanzialmente equivalenti  e tra di loro interscambiabili”. “Ciò favorisce, continua il Pontefice, il cedimento a un relativismo che non aiuta il vero dialogo interculturale. Sul piano sociale il relativismo fa sì che i gruppi culturali si accostino o convivano ma separati, senza dialogo autentico , quindi, senza vera integrazione”.


Al n 26c Benedetto XVI sottolinea il pericolo opposto, vale a dire “l’appiattimento vulturale e l’omologazione dei comportamenti e degli stili di vita”. A suo giudizio, “eclettismo e appiattimento culturale convergono nella separazione della cultura dalla natura umana. Così le culture non sanno più trovare la loro misura in una natura che le trascenda, finendo per ridurre l’uomo a solo dato culturale. Quando questo avviene, l’umanità corre nuovi pericoli di asservimento e di manipolazione”.  


Oggi si va sostenendo che  scienza e fede possono tollerarsi ma non capirsi; sono inconciliabili. Possono entrare nella nostra vita e rimanerci come separati in casa, in tregua perpetua. La Pira si era incontrato con Lukacs. Trattandosi di un filosofo, La Pira pensava di dialogare su tematiche filosofiche. Lukacs lo interruppe. “Professore, gli disse, lasci perdere la filosofia! Mi parli di Isaia”


Da dove nascono i rapporti sociali? Vi sono due modi per pensare e definire l’uomo.


1)L’uomo è un individuo a se stante. Che cosa cerca nella relazione sociale? La propria utilità. La società è concepita in tal caso perciò alla stregua di uno scambio tra equivalenti. Come? Attraverso una contrattazione, un contratto sociale. E’ la tesi di Hobbes e di Rousseau.


2)La persona è originariamente, per natura, in relazione con altre persone; è pertanto prossimo a ogni uomo e a ogni altra persona. Pertanto  la società si crea sulla base di relazioni finalizzate al bene comune.


Nella società e nella vita sociale non ricerco il mio bene a prescindere e a scapito del tuo. Nella vita sociale ricerco il mio bene che è anche il tuo, ricerco il bene comune.


Qual è la forza che permette ciò? E’ la carità. La carità è la forza propulsiva delle micro-relazioni, quali la famiglia, i gruppi amicali, i piccoli gruppi; ma è anche la forza propulsiva delle macro- relazioni. Ecco perché non dovrebbe mai essere sottovalutata, dimenticata o disattesa.


Il primo modello crea una società di uguali; il secondo dà adito a una società di fratelli.


Nel primo modello si è uguali senza essere fratelli; nel secondo modello si è uguali nella diversità e diversi nella uguaglianza.  Nel primo modello si ha, secondo Maritain, uno scambio tra equivalenti; nel secondo modello si agisce, si opera, si sceglie sulla base del principio di gratuità.


Questa dovrebbe essere la cultura fondamentale della famiglia. La famiglia di oggi è fragile, debole, liquida, perché manca la chiarezza circa l’uguaglianza, il dia-logo, il rispetto, la reciprocità, la collaborazione tra diversi finalizzati al raggiungimento   e alla realizzazione del bene comune-integrale- totale della famiglia in quanto tale e di tutti i suoi componenti.


In proposito, il Papa prende posizione sul dibattito in corso tra l’homo oeconomicus, sociologicus, relatus.


La tesi dell’homo oeconomicus è sostenuta dalle correnti neo liberiste e afferma che  l’uomo è una monade avente l’unico obiettivo di diventare sempre più ricco.


L’homo sociologicus è l’uomo delle organizzazioni e delle circostanze. Egli si comporta in modo diverso a seconda delle circostanze e dell’ambiente culturale in cui si trova e da cui dipende.


L’homo relatus è l’individuo il cui significato dipende dalla propria relazionalità.


Qual è, quindi, il fine dell’attività culturale dell’enciclica? E’ la formazione dell’uomo nella sua integralità.


Al n8 leggiamo: “E’ la verità originaria dell’amore di Dio, grazia a noi donata, che apre la nostra vita al dono e rende possibile sperare in uno sviluppo di tutto l’uomo e di tutti gli uomini, in un passaggio da condizioni meno umane e condizioni più umane.


Nel n 9 il Papa precisa che “la Chiesa non ha soluzioni tecniche da offrire e non pretende minimamente di intromettersi nella politica degli Stati. Ha però una missione di verità da compiere, in ogni tempo ed evenienza, per una società a misura dell’uomo, della sua dignità, della sau vocazione. Senza verità si cade in una visione empiristica della vita, incapace di elevarsi sulla prassi, perché non interessata a cogliere i valori, talvolta nemmeno i  significati, co cui giudicarla e orientarla”.


Al n 32 il Papa si chiede quali sono le soluzioni nuove che occorrerebbe trovare di fronte ai problemi inediti di oggi. “Esse vanno cercate, afferma, nel rispetto delle leggi proprie di ogni realtà e alla luce di una visione integrale dell’uomo, che rispecchi i vari aspetti della persona umana, contemplata con lo sguardo purificato dalla carità”.


I due principi essenziali che formano la tessitura di ogni enciclica sociale, cioè la proprietà privata e la distribuzione universale dei beni, assumono nel pensiero di Papa Ratzinger uno spessore  particolarmente ricco ed entusiasmante. Tocca noi calarli e coniugarli nelle finalità e negli obiettivi della LC.