CONSIGLIO NAZIONALE 15 DICEMBRE PER CONOSCERE LE PROPOSTE DELLA LEGA CONSUMATORI

COMPRENDERE IL MOMENTO E LA SOCIETÀ IN CUI SIAMO, PRENDERCI DELLE RESPONSABILITÀ, FARE GRUPPO E MOVIMENTO



Le possibilità che il nostro pianeta riesca a sostenere con le sue risorse e il suo ambiente la crescita demografica ed economica dell’uomo è in dubbio. Gli scenari per il futuro, anche i più ottimistici non lasciano spazio ad ipotesi di stabilizzazione degli attuali ritmi di crescita, del consumo e di sfruttamento delle risorse.

La sostenibilità è un concetto nato intorno al problema dello sviluppo e successivamente applicato anche al modello di consumo.

Il concetto dello sviluppo sostenibile ha iniziato a diffondersi a partire dal 1987 con il rapporto Bruhtland dove viene data la seguente definizione “lo sviluppo è sostenibile se soddisfa, bisogni delle generazioni presenti senza compromettere la possibilità, per le generazioni future di soddisfare i propri bisogni”.

L’umanità ha la possibilità di rendere sostenibile lo sviluppo il quale comporta dei limiti, non assoluti, ma bensì imposti dall’attuale tecnologia e dell’aggregazione sociale  e queste possono essere gestite e migliorate allo scopo una nuova era di crescita economica.

Questo significa che lo sviluppo sostenibile  non nega la crescita, e considera anzi leciti e necessari per il suo perseguimento l’intervento dell’uomo sulla natura, almeno finche ne preservano o meglio ancora ne accresce senza danni, la capacità di sostenere la presenza della specie umana.

L’aspetto inquietante è che la quantità degli interventi umani è di molto superiore alle condizioni di equilibrio con l’ecosistema globale nei suoi aspetti fisici, nei meccanismi che li regolano, nei parametri che lo caratterizzano e nei cosiddetti “global common”, beni comuni dell’umanità, aria, l’acqua, l’energia, il patrimonio genetico costituito dalle specie vegetali e animali, così da costringere l’uomo a ripensare il suo modo di essere sul pianeta.

La sostenibilità resta comunque perseguibile in funzione della capacità dell’uomo di organizzarsi, di modificare i propri  modelli di consumo e di uso delle risorse e di trovare soluzioni tecnologiche appropriate.

Lo sviluppo sostenibile può essere “misurato dalla quantità e qualità delle risorse materiali ed energetiche disponibili ieri, oggi e per le generazioni future e da quelle ambientali”. Oggi il problema non è più tecnologico come nel passato. non mancano cioè gli strumenti per fare scelte eticamente giuste. Paradossalmente ciò che manca, è  proprio la motivazione, una coscienza culturale collettiva, per cui valga la pena scegliere una cosa rispetto ad un’altra, manca cioè un riferimento etico, la capacità cioè di elaborare informazioni  partendo da grandi motivazioni, valori a cui fare riferimento.

In conclusione, in una società  sostenibile e stabile ognuno deve avere eguale diritto ai benefici delle risorse naturali, indipendentemente dalla data e luogo di nascita.

I bisogni fondamentali devono essere soddisfatti e la qualità ambientale deve essere preservata in termini di alimentazione, abitazione, salute, aria ed acqua pulite, biodiversità, condizioni climatiche, stato di assunzione del territorio e del suo mare.



Il concetto di sviluppo.



Occorre allora costruire  nuovi modi di vivere e abitare il pianeta, nel segno di una ripartizione più equa delle risorse, di un uso sostenibile dei suoi beni.

Per chi vive e abita nel nord del pianeta, l’imperativo dovrà essere quello di un’essenzialità dello stile di vita con la capacità però, di sposarsi con una creatività tecnologica, che sappia usare in modo efficiente e leggero le risorse della guerra a terra.

Per chi vive al sud, la grande speranza sarà quella di un’autonomia decisionale, la possibilità di pensare ad uno sviluppo autonomo, senza l’obbligo o la forzatura di copiare modelli occidentali ormai superati e resi obsoleti dal tempo e dalla storia.

E’ la grande “ provocazione” della “relazione” come scelta futura legata ad un’interdipendenza culturale ed economica, fatta di modelli diversi, che si incontrano, portando ognuno ciò che di buono ha sviluppato nel tempo e abbandonando ciò che si è rivelato inutile e dannoso.

Il Nord sviluppato contribuirà a dare all’uomo una vita meno pesante . il Sud potrà  donare la dimensione della relazione e dell’ascolto.

Non esiste  quindi un modello di società migliore di altri, ma molte modalità in stretta relazione tra di loro, che permettono quella varietà e quelle differenze così indispensabili oggi.

La sfida è proprio questa, preservare la propria identità mettendosi al passo con gli altri.

L’alternativa dell’occidentalizzazione fatta di consumi e comportamenti banali non ha niente a che vedere con uno sviluppo umano.



Il coraggio di cambiare rotta



La cultura prevalente privilegia il parametro del Pil (prodotto interno lordo). Se ne fa interprete diretta la politica: quello del Pil è un parametro necessario ma unilaterale: potremmo dire misura la ricchezza e non si cura della qualità della stessa. Anche una guerra può far bene al Pil nel senso che può produrre aumento di ricchezza ma non fa  bene alla gente. Senza perdere d’occhio il parametro del PIL tuttavia dobbiamo con crescente consapevolezza, accostare i dati dello sviluppo economico con i dati delle cosiddette “esternalità”  e cioè l’impatto dell’attività di produzione e di consumo con l’ambiente naturale e con l’ambiente umano.

Nascono qui le due grandi emergenze quella ambientale e quella umana coinvolte nel processo di sviluppo a dimensioni globali.



L’emergenza ambientale:

Fino a poco tempo fa si era lungi dal pensare che l’attività umana potesse influire realmente sul clima del pianeta. L’uomo della strada lo scopre oggi come problema,  nel frattempo esso ha assunto il carattere di emergenza.

Responsabili di essa sono i paesi a forte sviluppo industriale, per il passato i paesi occidentali, oggi paesi di altre aree: Cina ed India ad esempio.

C’è un obiettivo strategico combattere il gas  serra puntando sulla sua riduzione attraverso la diminuzione della  produzione di carbonio fino ad azzerarlo  nelle trasformazioni energetiche  e puntando, anche con la ricerca e la sperimentazione, sul passaggio alle energie rinnovabili.



Le grandi questioni.



a) l’emissione di anidride carbonica.

La comunità mondiale ne ha avvertita la necessità. Nasce da qui il Protocollo di Kyoto. Esso si propone la riduzione del 5 per cento delle emissioni di anidride carbonica, un obiettivo che la comunità scientifica valuta troppo basso, una parte, infatti, sostiene che si dovrebbe mirare ad una diminuzione dal 60 all’80 per cento.



b) lo sfruttamento dei mari. Lo sfruttamento sin esprime con varie modalità. Una di queste è l’overfisching (sovrappesca) e aggredisce direttamente le aree pescose. Queste vanno protette attraverso la regolamentazione e il controllo della pesca condotta da flotte supertecnologiche che attacca anche le altre forme di pesca tradizionali praticate da popolazioni locali che vedono così intaccata la loro fonte di sostentamento. La difesa di queste forme di pesca tradizionali sin sposa con la difesa di popolazioni e di culture diversamente travolte dai processi industriali e di globalizzazione e contribuisce al tempo stesso alla salvaguardia dei mari.



c) ecosistemi a rischio. Occorre puntare sulla salvaguardia degli  “habitat naturali”, delle diverse specie , delle biodiversità. Strumenti ci sono: la convenzione mondiale sulle biodiversità così come la convenzione CITES sul divieto del commercio delle specie a minaccia di estinzione va nella direzione giusta, vanno dotati dei mezzi per incidere con efficacia contro l’attacco dell’inquinamento e della frammentazione. Fa parte dell’attacco agli ecosistemi il processo di deforestazione in atto nel pianeta. C’è un organismo internazionale indipendente che opera sul campo ma il nodo della tutela delle foreste non viene affrontato dalle Nazioni Unite paralizzate sulla materia da contrasti politici.



d) L’acqua come emergenza mondiale. Cinquant’anni fa nei trattati di economia politica, vedi Prof. Vito, Rettore dell’Università Cattolica, l’acqua e l’aria erano beni senza valore economico, in quanto abbondanti e a disposizione di tutti. Oggi ciò viene meno: l’aria ha un valore economico per i costi legati agli interventi per mantenerla sana.

L’acqua ancora di più. I problemi legati alla sua distribuzione, l’impatto negativo esercitato dai cambiamenti climatici, gli sprechi, ne fanno  un bene a crescente valore economico.

Tuttavia l’acqua come l’aria costituisce un diritto universale. E’ necessario pertanto un accordo tra i paesi del mondo, per mettere in atto una politica di interventi che faccia dell’acqua una delle grandi emergenze planetarie del presente e del futuro e che miri ad ottimizzare tutti i suoi usi.



e) l’alimentazione e la “fame nel mondo”.

La Conferenza ONU del Cairo (1994)  prevede che nel 2050 il pianeta ospiterà 7,5 miliardi di persone. C’è pertanto un problema destinato a crescere: la produzione di beni in grado di sfamare una popolazione desinata a crescere e la distribuzione equa e solidale di tali beni.

Quando oggi si parla di disparità occorre pensare che il consumo di cereali vari dai 200 Kg annui per persona in India, ai Kg. 400 per l’Italia ai Kg . 800 per gli stati Uniti. Le attuali disparità alimentari fra le diverse popolazioni del mondo sono causa del male sociale della fame oggi e rischia di esserlo anche per il futuro.

Questo nodo va affrontato con politiche alimentari concrete, fra queste c’è quella di far accedere, specie nei Paesi del Sud del pianeta, i piccoli contadini alle loro0 terre da coltivare senza l’ingerenza delle multinazionali (vedi monopolio delle sementi) . infime il nodo della fame nel mondo è problema sopra tutto politico che specie nelle aree sottosviluppate resta bloccato da politiche di profitto e di potere che non di rado preferiscono le armi al pane.



f) La mobilità delle persone e delle merci.

E’ un comparto che chiede di ripensare a fondo abitudini organizzate e scelte politiche.

Negli anni 60 una delle proposte di cambiamento  puntava sulla priorità del trasporto pubblico sul trasporto privato, in quella fase l’industria automobilistica dimostrò di crederci, fu la politica invece a perdere un’occasione storica. Mancandola il trasporto privato con la sua spinta spontaneistica e individualistica ha accentuato il suo ruolo di fattore di congestione del traffico nelle città, e in aggiunta ha elevato in misura insostenibile i livelli di inquinamento nelle aree urbane e metropolitane. Nella pianura padana crescono progressivamente i giorni dell’anno nei quali si va anche molto oltre i livelli fissati dalla Commissione Europea e questo si paga in salute, diseconomie, costi personali e familiari.

Noi non dobbiamo essere né contro il trasporto privato né contro le automobili, poniamo dei problemi di governare delle città e del territorio. Questa problematica entra a far parte di una necessaria strategia di mobilità e trasporto sostenibile nel quale bisognerà evitare che i trasporti vengano effettuati quasi esclusivamente  “su gomma” che si privilegino trasporti su materiali recuperabili o riciclabili, su nuovi carburanti meno inquinanti.



g) il sovra consumo delle materie prime.

Per produrre beni e servizi consumiamo nel pianeta in media 11 tonnellate di materiali all’anno. La quantità è maggiore nei paesi ricchi rispetto ani paesi poveri naturalmente.

Le prospettive sono che nei prossimi cinquanta anni si passi dagli attuali 3.499 milioni di tonnellate ai 15.255. milioni.  I paesi sviluppati raddoppierebbero giungendo a 10247 milioni di tonnellate anche con meno popolazione di quella attuale.

Si profila un ritmo di sfruttamento delle risorse oggettivamente insostenibile. Nasce da questa consapevolezza l’Istituto Fattore 10 che vede impegnati l’Austria e i Paesi scandinavi che si propongono alla riduzione del 10% per cento delle materie prime impiegate nella produzione di beni e di servizi.

Su questo percorso tracciato dall’Istituto Fattore 10 con i paesi ricchi in prima linea è necessario reagire con determinazione e in tempi rapidi. 



Come intervenire. Prima di articolare le risposte chiariamo il senso del rapporto fra uomo e ambiente. “l’uomo è parte integrante della natura”, non fuori o sopra di essa. “L’ambiente non può essere configurato come una relazione esteriore di dominio, essendo un valore interiorizzato della personalità umana, il diritto all’ambiente impegna al più alto livello la dignità e la responsabilità personale”

Questa è la posizione che propongo sia fatta propria dalla Lega Consumatori, perché essa è nel DNA della nostra associazione, perché è su di essa che siamo in grado di costruire un’identità di movimento che pensa e vuole un consumo e uno sviluppo sostenibile e solidale, un movimento nel quale chi aderisce lo fa in piena consapevolezza e lo sceglie come luogo e strumento per esercitare proprio “la dignità e la responsabilità di protagonista di cambiamento” su un percorso di coerenza e testimonianza di lavori.



Per attuare la necessaria strategia di cambiamento per un consumo e uno sviluppo sostenibile e solidale noi chiediamo risposte alla politica, ma per primi dobbiamo muoverci noi.



Le risposte personali



I problemi ambientali dipendono innanzitutto dallo stile di vita di ciascuno di noi. Si tratta di un’idea forza che possiamo porre alla base della nostra proposta formativa.

Questo perché è la gente comune che deve essere chiamata a responsabilità.

Essa, infatti, c’entra nel riscaldamento globale del pianeta, c’entra con le sue abitudini quotidiane con la riduzione o meno degli sprechi.

La Lega Consumatori deve saper parlare alla gente convinta che la chiave sta nella persona che si sente parte di una rivoluzione globale cui si partecipa in prima persona e che non c’è niente di più globale in questa fase storica dei problemi dell’ambiente.

Le persone e le famiglie in particolare devono saper distinguere i bisogni primari dai bisogni secondari,  sapendo soddisfare i primi senza farsi trascinare verso i secondi sopra di tutto nel caso di consumi di spreco o estensivi.

La tutela dell’ambiente ha a che fare con cose apparentemente banali. Ad esempio un litro di gasolio produce 2,5 Kg di anidride carbonica.

I rimedi, spesso sono semplici e salutari come andare a piedi ogni volta che si può o prendere le scale.

Dobbiamo formare la gente al rifiuto della cultura dell’usa e getta, dobbiamo puntare sulla creatività dar vita ad esempio corsi per informare le famiglie della esistenza di nuove tecniche, per ricavare energia, abbattere consumi, fa entrare la cultura del senso delle cose.

La rivoluzione dell’efficienza e della compatibilità dei comportamenti passa per la rivoluzione dei modelli di vita.

Il luogo privilegiato per una proposta formativa cosiffatta è la comunità famigliare, il luogo nel quale coinvolgendo i figli si possono costruire circoli virtuosi di sostenibilità è e di solidarietà. Di rifiuto della cultura dell’usa e getta, di cultura del senso delle cose. 



Le risposte politiche.



Nelle tesi congressuali abbiamo affrontato ampiamente il tema. In sintonia con l’apertura di questa relazione noi chiediamo che la politica italiana, certo senza trascurare il parametro del PIL, si applichi sia alla “estenalità” dell’impatto dello sviluppo economico con l’ambiente naturale e con l’ambiente umano, cioè con la società civile.



Per stare al tema della sostenibilità il futuro del pianeta passa attraverso l’uso razionale e intelligente delle risorse che lo stesso pianeta mette a disposizione.

Questo contrasta con il persistente ricorso intensivo alle fonti energetiche  convenzionali e non rinnovabili: petrolio, gas, carbone.

Per questa strada si produce un impoverimento drammatico delle risorse naturali del pianeta.



Dobbiamo aggiungere che le fonti non rinnovabili cui noi attingiamo comportano uno spreco pesante: il 50 % dell’energia è perduto nella fase di estrazione e di trasporto e da pesanti rapporti di dipendenza che producono le conseguenze e tensioni che sappiamo.

E’ un sistema composto da fonti inquinanti, lo fa anche con le trasformazioni chimiche che coinvolge, che registra costi economici crescenti, che alimentano così la spirale di inflazione.

La strategia della sostenibilità deve puntare con determinazione sulle fonti energetiche rinnovabili  che si contraddistinguono:  per disponibilità (sole, vento, acqua); per economicità (sopra tutto una volta che sono fatte oggetto di scelte di politica industriale), per minimo impatto con l’ambiente, per rinnovabilità . (infatti, esse sono usate dalla natura in un ciclo continuo e in quantità tali da soddisfare la richiesta),

Esse inoltre sono impossibili ad essere monopolizzate  e sono destinate a godere di una parziale o totale indipendenza da ogni struttura centralistica.



La questione dei diritti universali



E’ un tema decisivo per la Lega Consumatori che vuole essere innanzitutto scuola di educazione ai diritti umani. Alle nostre spalle abbiamo tre secoli che in modo contradditorio hanno definito e cercato di affermare i diritti umani fondamentali. Il secolo XVIII è distinto nell’affermazione dei diritti di prima generazione: il diritto alla vita . all’identità personale, alla privacy, alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione, al voto libero e segreto, alla libertà associativa, alle garanzie processuali.

Vengono detti diritti negativi nel senso che si fa divieto all’autorità pubblica di ingerirsi nell’ambito di libertà delle persone.

Il secolo XIX  ha cercato di affermare i diritti  di seconda generazione: sono i diritti economici, sociali e culturali. Di questi fa parte in particolare il diritto all’acqua, all’alimentazione, alla casa, all’educazione, al lavoro e alla salute, all’assistenza.

Nella fase attuale  è in atto un processo che punta ad affermare  una terza generazione di diritti universali: il diritto alla pace, all’ambiente sano ed equilibrato, allo sviluppo.

In questo quadro la Lega Consumatori parte dalla sua missione specifica, di organizzazione consumerista, l’attenzione pertanto è rivolta prioritariamente ai diritti di seconda e di terza generazione.

Il diritto all’acqua, all’alimentazione, alla comunicazione, alla casa alla salute . al lavoro all’educazione, all’ambiente, all’assistenza e allo sviluppo.

Questo nucleo di diritti ci interroga anche come cristiani.

Al momento della caduta del muro di Berlino con il crollo delle ideologie e il conseguente venir meno del riferimento ai modelli del socialismo reale, da cattolico sociale mi sono trovato all’improvviso su posizioni rivoluzionarie, pur non avendole mutate.

Faccio riferimento ad esempio al diritto di proprietà. Con il venir meno dell’interpretazione marxista diritto di proprietà finiva per coincidere con l’interpretazione che ne fa un diritto naturale indiscusso e incondizionato.

Per noi il diritto di proprietà è diritto naturale, non primario ma secondario, il diritto naturale primario nel magistero della Chiesa, seguendo l’insegnamento di S, Tommaso d’Aquino, è quello all’uso universale dei beni, un diritto che è riconosciuto a tutte le persone che abitano il pianeta.



L’attenzione ai diritti universali pane quotidiano della Lega Consumatori.



La Lega Consumatori ha conquistato sul campo io riconoscimento di associazione che si rivolge prioritariamente ai ceti deboli della popolazione, alla famiglia popolare, chiave evangelica pratica l’attenzione agli ultimi.

Viviamo in una società che si considera civile e progredita, In essa se ci sono persone prive di un tetto, dell’acqua potabile, degli alimenti, della possibilità di comunicare, ò la definizione di società civile e progredita che entra in crisi.

Ed è qui che si delinea  un campo di intervento della Lega Consumatori prioritario perché è in gioco la tutela della dignità della persona.



La seconda esternalità coessenziale.



Lo sviluppo economico misurato con il parametro del PIL, va gestito in parallelo con l’esternalità rappresentato dal suo impatto con l’ambiente naturale.

Al tempo stesso va  gestito in parallelo con il suo impatto con l’ambiente umano. Qui si pone naturalmente l’esternalità più importante



La globalizzazione mette in gioco persone e famiglie popolazioni.



a)    uno sguardo ai “poveri”.

Vogliamo evitare ogni approccio ideologico.  L’espansione dei mezzi di comunicazione ci mette di fronte uomini e donne che  sono persone e famiglie.



b)    famiglie coinvolte nel processo di mortificazione delle culture locali, causato dalla deforestazione, dalle monoculture create dalle multinazionali in agricoltura, dall’industria tecnologica della pesca che emargina la pesca tradizionale, culture, tradizioni, microeconomie, famiglie coinvolte dall’inurbamento caotico e dall’industrializzazione senza regole.

Certo è un fenomeno complesso dalle molte sfaccettature a seconda dei paesi in cui si manifesta, ma tutte riconducibili ad un presupposto comune: lo sfruttamento, l’indigenza, la povertà e  per i figli l’infanzia negata.



      c) Lo sfruttamento del lavoro minorile.



          La Lega Consumatori è espressione di un consumerismo che guarda soltanto al prezzo

Dei beni e dei servizi, si pone invece Anche il problema di chi lavora per produrre l’uno e l’altro, delle condizioni in cui opera, dei suoi diritti e del rispetto della sua dignità. Sono cose che noi  affermiamo dalla nascita dell’associazione, si riflettono nel suo statuto. Tuttavia è questo il momento di dispiegare un impegno permanente di tutta la rete dell’associazione in due direzioni:

a)    Educare il consumatore a chiedersi e a chiedere la composizione dei prodotti e la qualità dei servizi insieme tuttavia alla garanzia che nel produrli è stata rispettata la persona del lavoratore e non c’è stato sfruttamento del lavoro minorile e della donna.

b)    Porre in essere azioni concrete e permanenti di collaborazione per lo sviluppo del commercio equo-solidale valorizzando a tutti i livelli la convenzione stipulata con le Botteghe del Mondo.



Tuttavia dobbiamo andare oltre un’analisi generica per cogliere e approfondire le specificità delle condizioni delle persone: per esempio le condizioni dei bambini nelle cave di carbone in Colombia, che raccolgono il tè delle piantagioni irrorate di pesticidi nello Zimbabwe, che fabbricano palloni in Pakistan, intrecciano i tappeti in India, raccolgono la canna di zucchero in Brasile.

E senza andare lontano lo sfruttamento del lavoro minorile anche i paesi evoluti com’egli Stati Uniti ma anche da noi perché la flessibilità  del lavoro male interpretato può debordare nello sfruttamento del lavoro minorile.



Il rapporto bambino povero sfruttato e famiglia povera  e sfruttata.



I bambini delle famiglie povere in vaste aree del pianeta sono spesso affidati ad altre famiglie meno povere per il lavoro domestico. Qui sono esposti alla malnutrizione, orari di lavoro massacranti, sfruttamento sessuale.

Ci sono poi variabili culturali che accentuano la discriminazione di genere, donne, adolescenti e bambine a parità di età e di provenienza sociale vengono penalizzate più dei maschi. Ad esse viene spesso negato il diritto all’educazione.

  

I CARE, mi importa, mi sta a cuore,



E’ il motto quasi intraducibile che Don Milano riprende da giovani americani. I care mi importa, mi sta a cuore è il contrario di “me ne frego”..

La Lega Consumatori dal suo sorgere dichiara la sua vocazione famigliare, La condizione e la sorte delle famiglie, dei bambini, delle bambine, delle loro madri e dei loro padri, a noi importano ci stanno a cuore.

Ci stanno a cuore in Italia, ci stanno a cuore la dove soffrono povertà, fame e ingiustizia, offesa alla loro dignità non importa in quale luogo del pianeta .

Noi ci associamo nella Lega Consumatori per dimostrarci  prossimo con loro.

Noi ci associamo nella Lega Consumatori per coltivare un’idea e una passione . adottare e testimoniare uno stile di vita di sobrietà serena, praticare la solidarietà con persone e famiglie in condizioni di difficoltà come opzione di fraternità umana e cristiana.

Fare tutto questo con la convinzione di poter fare sulla base indicata una testimonianza personale, familiare di gruppo e di movimento.



Pietro Praderi