LA DOMENICA NON SI "VENDE". INVITO AL DIALOGO PER COSTRUIRE UN MOVIMENTO

La lega Consumatori è impegnata da anni nella campagna di liberazione della domenica come giorno di festa. Ne ha fatto uno dei due impegni proposti ai propri militanti per vivere la quaresima. E’ l’unica associazione consumerista a liberarsi dalla sorta di tabu’ per il quale il consumatore vuole per definizione la massima apertura dei negozi anche la domenica. A puntare sulla apertura massima delle attività commerciali e turistiche in Italia è da anni la grande distribuzione e la Confcommercio . , a differenza della Confesercenti che raggruppando i piccoli negozi sente maggiormente il peso dei sacrifici imposti alle famiglie dei negozianti . In realtà le organizzazioni sindacali per lungo tempo non si sono opposte gran chè alla marcia di occupazione della domenica e ancor meno le forze politiche con questo risultato emblematico: in Lombardia anche il Natale è giorno di supermercato infatti è classificato come giorno semifestivo .

Il Magistero della Chiesa ha più volte richiamato all’impegno a vivere la Domenica come giorno di liberazione umana e di festa cristiana “ il giorno del Signore”, la sensazione tuttavia è che le stesse organizzazioni di ispirazione cristiana quasi si limitino al “sarebbe bello” ed è così che l’organizzazione commerciale accentua la sua invasione della festa e della domenica . Quest’anno si è verificato un fatto nuovo : il primo maggio ”festa del lavoro”  e per autonoma sia giorno di riposo di tutta la gente che lavora ha subito la pressione mediatica e interessata,  perché fosse giorno di lavoro e non di festa: motivo?  Lavorare è necessario per uscire dalla crisi. Nel nome della modernità ma di fatto in alleanza con la grande distribuzione e le imprese commerciali , non sono mancati interventi istituzionali per far lavorare il primo maggio e la domenica come quello del sindaco di Firenze.

La coincidenza primo maggio, domenica  però ha fatto esplodere un fenomeno sociale e umano sommerso: quello dei lavoratori del commercio costretti a sacrificare la domenica e degli stessi conduttori di negozi ed esercizi familiari.

La reazione di è fatta forte , se ne stanno facendo portavoce  le stesse organizzazioni sindacali ed in particolare la Filcams CGIL (commercio il cui segretario Franco Martini si chiede “ mi devono ancora dimostrare che aumentando le aperture dei supermercati di domenica cresce l’occupazione”.

Anche perché sono in gioco forti interessi il movimento di “la domenica non si vende” viene contrastata con due argomentazioni che meritano di essere commentate. La prima : opporsi alla generale apertura dei supermercati la domenica sarebbe contro le liberalizzazioni come se esse avessero valore in se sganciate da obiettivi e da valori.

Si tende ad ignorare che da quando si è introdotta la settimana corta è a disposizione tutto il sabato per gli acquisti e rispetto al passato la dotazione del frigorifero non rende necessario da tempo la ricerca necessaria del negozio aperto la domenica.  La seconda obiezione : i sostenitori della “domenica non si vende” sarebbero addirittura sostenitori della teoria della decrescita cara al guru francese Serge Latouche per contestare radicalmente il consumismo. In realtà nei sostenitori de “la domenica non si vende non c’è nessun riferimento a posizioni ideologiche di decrescita semmai alla Enciclica Caritas in Veritate per quanto attiene la scelta opportuna di uno stile di vita personale e famigliare sobrio e solidale.

Liberare la domenica come giorno dell’uomo  ( della persona e della famiglia) e per i credenti come giorno del Signore e su questo percorso definire i contenuti di un Movimento di “la Domenica non è   una merce la Domenica non si Vende”  vuol dire innanzitutto non indulgere a posizioni velleitarie e demagogiche. Non sono in discussione i lavori domenicali di servizio alle persone e alle famiglie nelle strutture sanitarie ( Gesù guariva anche il sabato) e nelle strutture di servizio culturale . ricreativo , di tempo libero e di festa. Sono invece in discussione le attività commerciali esperibili agevolmente nei giorni feriali, negli orari allungati , il sabato.

Qui si tratta di una mole di attività  dove il lavoro domenicale  coinvolge a fondo l’organizzazione familiare. Le lavoratrici nei supermercati sono il 70 per cento del personale , molte sono madri e la loro assenza da casa nei giorni festivi crea scompensi e accentua le difficoltà delle famiglie. E’ assai difficile far coincidere tra moglie e marito i giorni di riposo compensativo e i figli durante la settimana vano a scuola. La festa e la domenica è luogo e spazio insostituibile per la persona , di recupero del rapporto con se stesso, la propria coscienza e libertà , il rapporto di relazione con gli altri, la possibilità di coltivare l’arte, la cultura, l’impegno sociale , la partecipazione civica e religiosa  e per la famiglia di vivere pienamente i valori della propria intimità affettiva e comunitaria , di vivere pienamente la sua vocazione .

La rinuncia al riposo domenicale che da come l’abbiamo descritto si è imposto come fenomeno sociale viene fatta in nome di che cosa: dei vantaggi per i consumatori che così possono diluire i loro acquisti oltre il sabato e gli orari serali. Va rilevato che tale diluizione non attiene delle necessità nel qual caso meriterebbero sacrifici ma essenzialmente il superfluo e il rimandabile ; dei vantaggi  per le grandi catene di distribuzione ma anche questo, pur nel rispetto del libero mercato , va valutato in rapporto all’impatto che produce sull’ambiente territoriale e sulle persone e la comunità locale. Questo deve interpellare le istituzioni e in particolare l’Amministrazione Civica  e la Regione . Esse si devono interrogare a fondo  al verificarsi di manifestazioni di consumismo e di commercializzazione esasperata della domenica che provoca danni gratuiti per l’ambiente e sprechi di beni e di prodotti  e che pongono seriamente il problema di valenza anche civica degli acquisti inutili e dannosi e di     riorientamento dei consumi e delle abitudine organizzate. E’ in questo quadro che noi intendiamo sostenere il Movimento di La Domenica non si Vende e in esso far valere le ragioni per vivere la domenica come giorno di piena promozione umana e per il cristiano come giorno del Signore, dono liberante per l’uomo e per la famiglia.



Milano  1 maggio 2011                        La Presidenza Nazionale