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ALIMENTAZIONE
Sofisticazione alimentare
"Se ci venisse chiesto di dare una data d'inizio dei primi
reati contro la salute, originati dalle sofisticazioni delle sostanze
alimentari, dovremmo rispondere che essi incominciarono nel momento
in cui l'uomo cominciò a scambiarsi i prodotti.
In lui nasce, istintiva, la volontà di avere subito il massimo
guadagno con la minima spesa, ingannando colui che, ai giorni nostri,
chiamiamo consumatore. L'egoismo seguirà di pari passo la
storia dell'uomo.
Se nell'India del IV° secolo a.C. la vendita di grano adulterato
era punita con la sfigurazione del colpevole, nell'Antico Egitto
si introduceva la bollatura delle carni per impedirne le frodi.
Oggi, dopo la diffusione della BSE siamo ancora alla ricerca di
un valido sistema identificativo che possa ridare fiducia al consumatore
sulla qualità della vita dei bovini. Sarà poi giusto
chiamare pazza la mucca che è malata, oppure l'uomo?
Col tempo, all'ingenua e innocua, ma non per la borsa, contraffazione
è subentrata una vera e propria arte sofisticatoria che dapprima
in maniera artigianale si è andata via via raffinando con
il miglior supporto scientifico e tecnologico dando vita a vere
e proprie schegge impazzite delittuose (vino al metanolo).
Per poter produrre ad un prezzo maggiorato un oggetto di valore
inferiore, lucrando più del dovuto, occorre camuffare la
qualità scadente introducendo trattamenti particolari per
ridare verginità e qualità non più esistenti.
Ecco nata la sofisticazione.
L'aumento dei consumi ne ha inevitabilmente aumentato il numero,
mentre maggiori problemi sono sorti a causa del progressivo raffinamento
qualitativo delle stesse rendendone sempre più difficile
l'identificazione.
E' sempre più evidente la necessità che anche il consumatore
sia partecipe segnalando qualsiasi dubbio agli Uffici d'Igiene delle
USSL, sentite le Associazioni dei Consumatori.
Una corretta lettura ed interpretazione delle etichette è
il primo mezzo d'informazione per poter esercitare il diritto di
scegliere, di accettare o di rifiutare.
In linea di massima si farà bene a non preferire quei prodotti
che presentano una lunga lista di additivi, perché la loro
assunzione anche se in piccole dosi, ma nel tempo con l'accumulo,
unita ad un effetto cocktail può essere tossica e poi perché
la loro massiccia presenza è anche indice di
scarsa qualità degli ingredienti. E'anche chiaro che la diversificazione
delle scelte alimentari attenua o comunque diluisce i rischi potenziali
dovuti all'eventuale presenza dei residui od altri additivi aggiunti
per nascondere l'eventuale sofisticazione. Altri grossi problemi
attendono il consumatore ed in particolare la Laga Consumatori delle
Acli: il Parlamento Italiano sarà impegnato sul fronte degli
O.G.M. organismi modificati geneticamente.
Anche il vino italiano ha corso il rischio, per ora bloccato, di
avere un gemello transgenico. Altro inquietante interrogativo dovrà
scioglierlo la Comunità Europea sulla libertà di estrogenazione
degli animali nei nostri allevamenti: in tutta Europa vige la proibizione
totale del loro impiego e ciò ha fruttato un lunga guerra
commerciale con gli Stati Uniti dove è permesso l'uso di
alcuni ormoni.
Fino a quando la Comunità Europea, insistendo con particolare
attenzione sul principio di precauzione, manterrà questa
posizione?
Di sicuro le potenti lobbies del settore sono al lavoro.
E i consumatori italiani attraverso le loro Associazioni dovranno
partecipare alla decisione.
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